Proprio così. Itañolandia, a state of mind.
Tutto cominciò così:
G.1 un giorno al parco se ne uscì con “mami, yo quiero jugar con niños en español”. Già conoscevo il sito di Letizia (chi, che usi internet in modo intelligente e sia interessato al bilinguismo, non lo conosce?), lo seguivo, etc, ma non sentivo il bisogno del playgroup spagnolo perché IO ero madrelingua. INTERNAL ERROR!
Io potrò essere madrelingua, e con le mie multipli personalità provare a creare più stimoli linguistici, ma resta il fatto che, in realtà, sono UNA persona. Dov’è il contesto, le circostanze, i luoghi? Sì, in vacanza, regolarmente. Sì, la famiglia spagnola quando viene a trovarci a Roma. Ma la quotidianità, il gioco con i pari, dov’è?
Ho capito che il bisogno di G.1 era da assecondare, ne aveva fatto richiesta esplicita. Potevo far finta di non averla sentita?
Così mi sono messa a girare su internet, alla ricerca di un gruppo di gioco in spagnolo a Roma. Ti pareva che in una metropoli come questa non ci poteva essere un gruppo di gioco di una lingua parlata da 450 milioni di persone in tutto il mondo, con un peso internazionale così forte? No. Non c’era. Niente di simile. Ma non ci posso credere, mi sono detta. Allora tocca darsi da fare. E così è stato.
Inizialmente ho pensato di coinvolgere amichetti suoi. Ma non funziona. O meglio, funziona fino a un certo punto. Lei si è resa conto che lo spagnolo può trovare spazio in altri contesti al di fuori del nostro rapporto. Ma sa benissimo che per i suoi amichetti è un giochino come le macchinine o fare lo scivolo. Niente di più, niente di meno. Lei aveva bisogno di giocare con altri bimbi nella sua stessa situazione, che venissero da famiglie bilingui o monolingui. Bambini con genitori impegnati a crescerli bilingui.
E qui è subentrato un grosso errore da parte mia: pensare che le famiglie monolingui volessero crescere i loro figli con l’inglese come seconda lingua. Perché in quest’anno di vita di Todos a jugar, sapeste quante persone mi hanno scritto chiedendomi quando partivano gruppi nella loro zona, nella loro città, chiedendomi consiglio. Ho risposto a tutti (o almeno credo!), chi prima chi dopo, a seconda del mio livello d’impegno in quei momenti. Ma ho scoperto un mondo meraviglioso: Itañolandia. Che non è popolato soltanto da itañoles dalla nascita (i bilingui precoci), o da famiglie miste italiano/a – ispanoparlante, ma anche da genitori italiani che hanno scelto lo spagnolo come seconda o terza lingua della loro famiglia!
Mi sono detta: che spreco lasciar perdere tutta questa rete che potenzialmente si può creare. E così vi chiedo: che futuro potrebbe avere? Non mi voglio limitare ai gruppi di gioco e altri laboratori, che già sono partiti, ma parlo proprio di confronto tra le famiglie. Vogliamo creare una rete di itañoles? Come si potrebbe fare? Aperto il televoto!