Archivi categoria: Bilinguismo

La lettera scarlatta del bilingue

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La maestra di mia figlia ultimamente mi ha convocato perché la bimba “è distratta”, “non le va di fare i compiti comuni e si cerca altre attività da fare”, “spesso sembra che stia recitando da sola una parte”, etc. È l’unica bambina bilingue della sua classe. La maestra è preoccupata perché secondo lei il fatto di parlare due lingue la confonde. (Se la maestra parlasse inglese, le consiglierei di leggersi questo interessante articolo). Mia figlia però riconosce tutte le lettere, cosa che gli altri bambini ancora non sanno fare bene (e lei le riconosce anche in due lingue). Ma non si rende conto la maestra che forse si annoia? Io mi annoiavo a fare le attività degli altri, lo ricordo bene (e sono una bilingue consecutiva, mica precoce come lei). Non è un discorso di essere più intelligenti (figuriamoci, c’è di tutto tra bilingui e monolingui!), ma semplicemente di ricevere più stimoli intellettualmente parlando. Più lingue sin da subito (come anche educazione musicale, ad esempio) è uno stimolo cognitivo non indifferente, chiaro che poi magari a mettersi lì a tagliuzzare il foglio di carta e a disegnare righette ci si annoia pure. Il commento sulla parte “che sembra recitare” mi fa sorridere: certo che sta recitando, in quel momento non è se stessa al cento per cento, è solo una parte di sé.
Io, madre informata e anzi che lavora proprio con le tematiche del bilinguismo, sorrido e tiro avanti, consapevole che la maestra non faccia che riproporre i soliti luoghi comuni e falsi miti che hanno martoriato i bilingui per decenni. Ma sorrido un po’ meno quando penso a tutti i progetti di bilinguismo falliti miseramente perché stroncati da paure, dubbi, preoccupazioni instillati da persone (linguisticamente) incompetenti come questa, su altri fronti, molto brava educatrice.
Possibile che ancora nel ventunesimo secolo, alla luce di tutte le ricerche e controricerche scientifiche (e dei fatti, ché il mondo è popolato da bilingui dagli albori dell’umanità), dobbiamo ancora indossare questa lettera scarlatta, la B del bilingue, sul nostro petto?

Itañolandia

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Mese, questo di marzo, di nascite. I miei bilinguini. Meblis, l’associazione di cui faccio parte per la promozione del bilinguismo. E anche Itañolandia, la community di Meblis per gli itagnoli sparsi per il mondo. L’inizio non poteva essere più scoppiettante: ci ha ritweettato nientepopomeno che Miguel Mora, il corrispondente di El País a Parigi (e prima a Roma)! Grande accoglienza tra gli itagnoli, sia nelle views che nella fanpage di FB, che in appena due giorni ha già raccolto un buon numero di follower. Grazie grazie grazie.

Sentivamo il bisogno di coprire questo buco nel web, un posto tutto per noi itagnoli alle prese con bambini bilingui, vite qua e là, coppie miste italospagnole o italolatinoamericane. Tanti gli argomenti che ci interessano: tradizioni gastronomiche, contaminazioni, viaggi, tradizioni e eredità culturali, per dirne alcuni.

Vi aspetto anche di là! :-)

Benarrivata, Meblis!

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Un giorno qualsiasi, un 2 marzo, ti svegli con il sole e con il sorriso, ma soprattutto con un piccolo diavoletto dai capelli lunghi che si è nascosto sotto le coperte del tuo letto. Fate colazione con le ciambelline all’anice e anziché andare a scuola (complice l’assemblea sindacale degli insegnanti) prendete un bel bustone pieno di carte importanti, salite in macchina e andate in un posto nuovo.

Mami, ¿hoy adónde vamos?

Al banco y a la oficina de Hacienda.

¡¡Yupiiiii!!

.

Mamma, oggi dove andiamo?

In banca e all’agenzia delle entrate.

Hurraaaaah!!

Solo a quest’età andare in banca e all’agenzia delle entrate può essere una gita fantastica. Lo è anche per te, però. Ma solo oggi. Oggi c’è un sole meraviglioso in cielo. E anche all’interno del tuo borsone rosso!

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Nevicata di parole

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Año de nieves, año de bienes. Anno di nevi, anno di beni.

Potremmo anche dire, per quanto riguarda i bilinguini, giorni di nevi, giorni di beni.

Nell’ultima settimana e mezza, i bambini sono andati a scuola, qui a Roma, per soli due giorni, per via dell’emergenza neve. Questo si è tradotto in una, non cercata, immersione totale in lingua spagnola, con l’eccezione di giusto due mattinate di scuola. Loro due sono quindi stati tutto il tempo, o quasi, con me. Le nostre conversazioni, i nostri giochi, i cartoni animati e i film, la musica… tutto in spagnolo.

I primi giorni non ci ho fatto molto caso, anche se mi sono resa conto che la bimba si rivolgeva quasi sempre in spagnolo al fratellino. Altri giorni, dopo aver trascorso la mattinata a scuola immersa nell’italiano con gli altri bambini, i primi minuti le viene più naturale rivolgersi a lui in italiano, riproponendo i suoi giochi della mattina a lui. È lì che subentro io, e le chiedo se per favore può parlare in spagnolo al fratellino, per aiutarlo a imparare tutte le parole che lei, bravissima!, sa già dire. E lei non vede l’ora di aiutare il fratellino a imparare, a volte persino scandendo le parole. La fa sentire utile e importante, ma soprattutto graaaande!

Cinque giorni fa, proprio il giorno del rientro a scuola e al nido, dopo essere stati con me per cinque giorni completi, abbiamo assistito al pistoletazo de salida, vale a dire, G.2 si è buttato nella giungla bilinguistica. È avvenuto di pomeriggio, appena rincasati dopo la scuola (in italiano).

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Tirando le somme…

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Da quando sono diventata madre la mia vita sociale si è ridotta a quasi zero. Non ci sono nonni che ci possano dare una mano (la mia famiglia poi è in Spagna). I miei bambini frequentano il nido da quando hanno 10 mesi, nei nostri orari di lavoro. Anzi, io ora lavoro in regime di part time (nel mio lavoro da impiegata all’Instituto Cervantes di Roma) per permettermi di andare a prenderli a scuola e di prendermi cura di loro nel pomeriggio. Ho smesso di lavorare come traduttrice e interprete, e anche le attività di docenza dello spagnolo ad adulti sono state sospese (ho ripreso solo pochi mesi fa, con corsi per bambini). In serata e spesso anche nel cuore della notte studio e lavoro (per la mia ricerca di dottorato e anche per Meblis). Insieme a mio marito abbiamo deciso di non affidarci a babysitter. Vogliamo crescere noi i nostri figli, non vogliamo vederli in serata, quando siamo tutti stanchi, e non vogliamo neppure perderci le loro piccole grandi conquiste. Sappiamo bene che non tutti possono scegliere, ma noi abbiamo avuto questa grande possibilità e l’abbiamo sfruttata. Non solo: era importante che stessero con me nel pomeriggio non “solo” per il discorso affettivo e di cure materne, ma per apprendere bene la mia lingua. Loro passano di media sette ore al giorno esposti allo spagnolo (quattro ore da soli con me e poi il tempo in comune tutti insieme con il papà). I risultati, difatti, si vedono. Sono bambini sereni, con un rapporto che oso definire salutare con entrambi i genitori e con entrambe le lingue. Non hanno avuto episodi di rifiuto o di difficoltà verso nessuna delle loro lingue, e credo che il fatto di vivere quasi al cinquanta per cento in una lingua e poi in un’altra abbia contribuito non poco.

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¿Por qué sí…?

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G.1: Mami, ¿por qué sí vemos Nemo?

C.: ¿Otra vez? Y, además, se dice “¿por qué no vemos Nemo?”

G.1: Pero si yo digo “por qué no” entonces tú no me lo pones…

G.1: Mamma, perché sì vediamo Nemo?

C.: Un’altra volta? E, poi, si dice “perché non vediamo Nemo?”

G.1: Ma se io dico “perché no” allora tu non me lo metti…

La nueva niñera de G.2

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G.1: Mami, G.2 no come.

C.: Ya, hoy está un poco travieso y no quiere comer.

G.1: Se va a quedar siempre pequeñito y no va a crecer.

C.: Ya.

G.1 [a G.2]: SI NO COMES TE VAS A QUEDAR SIEMPRE PEQUEÑITO Y NO VAS A CRECER.

G.2: ¡NO!

G.1 [a G.2]: SI NO COMES TE VAS A QUEDAR SIEMPRE PEQUEÑITO Y NO VAS A CRECER.

G.2: ¡NO!

C.: Bueno, como ves, le da igual.

G.1 [a G.2]: YO ME VOY A HACER GRANDE Y TÚ TE VAS A QUEDAR PEQUEÑITO PARA SIEMPRE.

G.2: ¡NO!

G.1 [a C.]: No te preocupes, mami, cuando yo sea grande como tú yo le daré la cena a G.2 y verás que come.

C.: Gracias cariño.

G.1: Y yo voy a pasear a G.2 en su cochecito.

C.: Buena idea, cariño.

G.2: ¡NO!

——

G.1: Mamma, G.2 non sta mangiando.

C.: Eh, oggi è un po’ monello e non vuole mangiare.

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