Año de nieves, año de bienes. Anno di nevi, anno di beni.
Potremmo anche dire, per quanto riguarda i bilinguini, giorni di nevi, giorni di beni.
Nell’ultima settimana e mezza, i bambini sono andati a scuola, qui a Roma, per soli due giorni, per via dell’emergenza neve. Questo si è tradotto in una, non cercata, immersione totale in lingua spagnola, con l’eccezione di giusto due mattinate di scuola. Loro due sono quindi stati tutto il tempo, o quasi, con me. Le nostre conversazioni, i nostri giochi, i cartoni animati e i film, la musica… tutto in spagnolo.
I primi giorni non ci ho fatto molto caso, anche se mi sono resa conto che la bimba si rivolgeva quasi sempre in spagnolo al fratellino. Altri giorni, dopo aver trascorso la mattinata a scuola immersa nell’italiano con gli altri bambini, i primi minuti le viene più naturale rivolgersi a lui in italiano, riproponendo i suoi giochi della mattina a lui. È lì che subentro io, e le chiedo se per favore può parlare in spagnolo al fratellino, per aiutarlo a imparare tutte le parole che lei, bravissima!, sa già dire. E lei non vede l’ora di aiutare il fratellino a imparare, a volte persino scandendo le parole. La fa sentire utile e importante, ma soprattutto graaaande!
Cinque giorni fa, proprio il giorno del rientro a scuola e al nido, dopo essere stati con me per cinque giorni completi, abbiamo assistito al pistoletazo de salida, vale a dire, G.2 si è buttato nella giungla bilinguistica. È avvenuto di pomeriggio, appena rincasati dopo la scuola (in italiano).
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