[Disclaimer: questo post non è uno sfogo. È la conclusione di un lungo viaggio e di una sopportazione che non sopporta più.]
Sono madre da quattro anni e (quasi) mezzo. Ho a che fare con i consigli non richiesti da cinque. Da praticamente quando il test di gravidanza è risultato positivo. In realtà pure da prima, ma riguarda un altro episodio che non sto qui a raccontare.
E ho scoperto una cosa: quando si tratta di mammitudini, genitorialità, bambini o quel che è, tutti — o quasi — si sentono legittimati a dire la loro. A opinare. A elargire consigli. Anche non richiesti, eh. Soprattutto quelli non richiesti.
E quelli non richiesti vengono sempre da chi non sa un’emerita fava. Non sa cosa voglia dire gestire il tutto da soli (lavoro, famiglia, casa, bambini), intendiamoci. Perché loro sì, pensano di sapere, perché anche loro hanno figli.
Ti vedono in difficoltà e pensano — che bravi! — di condividere con te la loro ricetta infallibile, quella che rende loro meravigliosi e te invece una mezza cretina rimbambita che non ci è mai arrivata a una simile conclusione!
E ti piombano dentro casa con il loro pc e la loro presentazione power point su come gestire i bambini, oppure ti consigliano di prenderti del tempo libero per te (ma va! Non ci ero arrivata!). Oppure insistono sul fatto che DEVI prendere una babysitter (quando voi la babysitter non la volete per scelta educativa dei figli). Oppure ti mandano dei link a dei siti favolosi, dove una mamma di 8 figli fa vedere con dei tutorial come prepara le cenette di tutti quanti mentre è impeccabilmente vestita e truccata.
Intanto loro, gli elargitori di consigli (che, d’ora in poi, chiameremo gli EC) possiedono un esercito di nonne, nonni, sorelle, fratelli, cugini, zii, e chi più ne ha più ne metta. E se non è un esercito, è quanto meno un soldatino. E buttalo via, un soldatino che aiuta.
Poi tu non vai mai lì a sindacare, perché in verità in verità vi dico… che non te ne frega un bel niente di come gestiscano le cose loro. Ne hai già parecchio, con la vita tua.
Eppure loro si vede che di tempo libero ne hanno da vendere. E dunque ecco che arrivano i consigli più svariati: sull’educazione dei tuoi figli, su come dare loro da mangiare, sul sonno, su questo, su quello. Dall’alto della loro esperienza, dall’alto della loro superiore capacità gestionale.
Che si appoggia su spalle altrui.
E la maggior parte delle volte sono donne che non lavorano fuori casa. O padri che arrivano a casa alle ore 20.
E certo, nessuno lo mette in dubbio: saranno pure più bravi.
Ma sono anche più riposati, più aiutati, più affiancati.
E badate bene, ché io non mi lamento. A me piace essere madre, io adoro i miei figli. Non è autoconvincimento: sapevo bene dove mi stavo andando a “cacciare”, quando rimasi incinta.
Pensate che a me piace tanto la vita in famiglia che se non fosse proprio perché tutto ricade sulle mie spalle e su quelle del mio santo marito, ne farei altri due, di figli. Ma nun se po’.
Qualcuno l’altro giorno mi chiese: “sei stanca?”
Ed io risposi, spontaneamente, senza pensarci molto: “sì, sono stanca. Ma non del mio ruolo di madre. Sono stanca di chi non capisce un bel niente e pontifica”.
Perché, guardate caso, chi pontifica è quasi sempre chi ha la vita risolta.
Con gli altri, invece, scambi uno sguardo. E ci si capisce al volo.
E allora sapete che vi dico?
Che io, i consigli non richiesti, li tollero solo da chi ha camminato con le mie scarpe per un bel po’ di tempo. Forse. Ché non è detto che li accetti.
Per tutti gli altri, pussate via.
O se proprio volete rendervi utili, venite a pulire il cesso di casa mia.
Ma anche no.
Sia mai che poi ve ne usciate con il miglior detersivo, e la migliore spugna, e il miglior anticalcare, e la migliore tecnica per sturare i lavandini.
E allora meglio che il cesso noi ce lo puliamo a modo nostro.
E ognuno a casa sua.
Statemi bene.